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Come trovare clienti per avvocato rispettando la deontologia

Come trovare clienti per avvocato rispettando la deontologia

October 10, 2026

Come trovare clienti per avvocato: cosa è consentito

Trovare clienti da avvocato senza uscire dal Codice deontologico

Informare sulla tua attività è consentito: lo dicono la legge professionale e il Codice deontologico forense. Qui trovi che cosa puoi dire e che cosa no, articolo per articolo, e che cosa funziona dentro quei limiti per farti trovare e scegliere nella tua città.

Aggiornato il 10 ottobre 2026 · 13 min di lettura

GR
Giulia R.Recensione su Google · 2 settimane fa
★★★★★

Chiari fin dal primo incontro e puntuali nelle risposte.

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Studio legale RossiRisposta del titolare

Grazie per il tempo dedicato a questo messaggio. Per riservatezza lo studio non commenta in pubblico i rapporti con chi lo contatta.

Esempio illustrativo

Pubblicità degli avvocati: che cosa consente il Codice deontologico forense

Un avvocato può far conoscere il proprio studio. Il Codice deontologico forense, emanato dal Consiglio nazionale forense (CNF), parla di «informazione»; la legge professionale n. 247 del 2012, all’art. 10, di «pubblicità informativa». Tutti e due la consentono e ne fissano il modo.

«È consentita all’avvocato, a tutela dell’affidamento della collettività, l’informazione sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio, sulle eventuali specializzazioni e titoli scientifici e professionali posseduti.»

Fonte: Codice deontologico forense, art. 17, comma 1 (Consiglio nazionale forense)

Il comma successivo dice come:

«Le informazioni diffuse pubblicamente con qualunque mezzo, anche informatico, debbono essere trasparenti, veritiere, corrette, non equivoche, non ingannevoli, non denigratorie o suggestive e non comparative.»

Fonte: Codice deontologico forense, art. 17, comma 2 (Consiglio nazionale forense)

L’art. 35 chiede poi di indicare sempre «il titolo professionale, la denominazione dello studio e l’Ordine di appartenenza» e vieta di indicare «il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorché questi vi consentano».

Il divieto di accaparramento di clientela

Accaparramento di clientela Per il Codice è acquisire clienti «a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro» (art. 37). Lo stesso articolo vieta i compensi a chi presenta un cliente, l’offerta delle proprie prestazioni in luoghi pubblici e la proposta non richiesta rivolta «a una persona determinata per uno specifico affare».

Fonte: Codice deontologico forense, art. 37 (Consiglio nazionale forense).

Chi vigila e chi giudica

Il Consiglio dell’Ordine «vigila sulla condotta degli iscritti» e trasmette gli atti al Consiglio distrettuale di disciplina, che giudica: «Il potere disciplinare appartiene ai consigli distrettuali di disciplina forense». Per le violazioni degli artt. 35 e 37 il Codice prevede la censura.

Fonti: legge 247/2012, art. 29 e art. 50 (Normattiva).

Che cosa è consentito e che cosa no

Dire chi sei, di che cosa ti occupi e com’è organizzato lo studio è consentito. I limiti riguardano come lo dici e come arrivi al cliente.

Che cosa vuoi fareSi può?Dove sta scritto
Dire di che cosa ti occupi, com’è organizzato lo studio, quali titoli haiSìCodice, art. 17, comma 1; legge 247/2012, art. 10
Farlo su sito, scheda Google e socialSì«quali che siano i mezzi utilizzati» (art. 35, comma 1)
Confrontarti con altri avvocati, usare messaggi ingannevoli, denigratori o suggestiviNoArt. 17, comma 2; art. 35, comma 2
Nominare i clienti, anche se sono d’accordoNo«ancorché questi vi consentano» (art. 35, comma 8)
Definirti specialista di una materiaSolo con il titoloL’attribuzione «spetta in via esclusiva al CNF» (legge 247/2012, art. 9)
Acquisire clienti tramite agenzie o procacciatori, o pagare chi te li presentaNoArt. 37, commi 1 e 2
Offrire le tue prestazioni a domicilio o in luoghi aperti al pubblicoNoArt. 37, comma 4
Proporre assistenza a una persona precisa per un suo caso, senza richiestaNoArt. 37, comma 5
Puntare su prestazioni gratuite, prezzi simbolici, coupon o abbonamentiPer il CNF è illecitoSentenze n. 50 e n. 134 del 2026

Fonti: Codice deontologico forense, artt. 17, 35 e 37; legge 247/2012, art. 9.

Gratis, prezzi bassi, coupon: che cosa ha deciso il CNF

Il Codice non usa le parole prezzo e sconto. Ne ha scritto il CNF nei casi che ha giudicato. Nel 2026 ha confermato la censura a un avvocato che promuoveva sui social una «card» in abbonamento «in sconto fino al 50%»:

«la pubblicità non è lecita se realizzata con la promozione della figura professionale attraverso i metodi propri del marketing aggressivo o commerciale e le tipiche strategie che le aziende utilizzano per aumentare la visibilità, la domanda e le vendite dei propri prodotti»

Fonte: Consiglio nazionale forense, sentenza n. 134 dell’8 aprile 2026 (massima nella banca dati di deontologia del CNF)

A febbraio aveva confermato la censura per un messaggio costruito su prestazioni gratuite, diffuso con un manifesto, un video e un post (sentenza n. 50 del 20 febbraio 2026).

Come sceglie un avvocato chi ne cerca uno

Chi cerca un avvocato di solito parte da un nome ricevuto da qualcuno, oppure da una ricerca su Google con la materia e la città. In tutti e due i casi è facile che apra la scheda Google dello studio prima di telefonare: guarda dove si trova, gli orari, il voto, le recensioni e come lo studio risponde.

avvocato diritto di famiglia
  • 1
    Studio legale Bianchi4,8 ★ · 64 recensioniAperto · chiude alle 19 · 500 m
  • 2
    Studio legale Rossi4,7 ★ · 23 recensioniAperto · chiude alle 18:30 · 900 m
  • 3
    Studio legale Verdi5,0 ★ · 6 recensioniChiuso · apre lunedì · 1,4 km

Stessa ricerca, stessa zona: cambia ciò che ogni scheda fa vedere.

Esempio illustrativo

Google ordina le schede per pertinenza, distanza ed evidenza: come lavorarci è spiegato in posizionamento su Google Maps.

Fonte: Suggerimenti per migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca locale su Google, Guida di Profilo dell’attività su Google.

Chi confronta tre studi ne chiama uno. Quanto può valere per il tuo studio, in un anno, anche un solo incarico in più al mese? La risposta dice quanto conviene curare ciò che quella persona vede prima di telefonare.

La scheda Google dello studio legale: che cosa compilare

Un avvocato può avere una scheda su Google, a nome proprio o dello studio: le linee guida nominano gli avvocati tra i «professionisti» che possono averne una, se lavorano a contatto con il pubblico e sono reperibili in sede nell’orario indicato.

  1. 1
    NomeQuello vero, tuo o dello studio, senza slogan né elenchi di servizi. Nei profili dei professionisti Google ammette i titoli come «Avv.».
  2. 2
    Un solo profiloUno per avvocato, non uno per materia. Se in studio siete in più, lo studio ha il suo profilo e ciascuno può avere il proprio, con il solo nome.
  3. 3
    CategoriaSi sceglie dall’elenco di Google, usando «il minor numero possibile di categorie»: quella che descrive lo studio e, al più, le materie principali.
  4. 4
    Aree di attivitàVanno tra i servizi, se la categoria li prevede: da «Modifica servizi» scegli le voci proposte o aggiungi un servizio personalizzato. Scrivi le materie di cui ti occupi e lascia «specialista» a chi ne ha il titolo.
  5. 5
    OrariQuelli in cui in studio risponde davvero qualcuno.
  6. 6
    DescrizioneChi sei, dove ricevi, di che cosa ti occupi, con titolo professionale, studio e Ordine di appartenenza (art. 35 del Codice). Google esclude dalla descrizione promozioni, prezzi e link.

Fonti: Linee guida per la rappresentazione delle attività commerciali su Google, Gestisci la categoria dell’attività, Gestisci i servizi nel profilo della tua attività.

Se la scheda manca, parti da inserire l’attività su Google Maps; i controlli sono in come ottimizzare la scheda Google My Business.

Recensioni: un avvocato può chiederle?

Una regola espressa non l’abbiamo trovata: nel Codice deontologico forense la parola «recensione» non compare, e nella banca dati di deontologia del CNF, il 10 ottobre 2026, la ricerca di quella parola non dà risultati. Restano i doveri generali e le norme di Google.

Google consente di chiedere una recensione, a tre condizioni:

  • nulla in cambio: è vietato «Offrire incentivi, come pagamento, sconti, prodotti e/o servizi senza costi, in cambio della pubblicazione di una recensione»;
  • nessuna selezione: è vietato «sollecitare selettivamente recensioni positive da parte dei clienti»;
  • nessuna pressione: non si deve «richiedere o fare pressione sugli utenti affinché lascino valutazioni o scrivano recensioni mentre si trovano nei locali» né suggerire il testo.

Fonte: Contenuti vietati e con limitazioni, Norme relative ai contenuti generati dagli utenti di Maps.

Per uno studio legale la scelta prudente è chiedere a incarico concluso, per email, a tutti i clienti. Chi scrive fa sapere a chiunque di essersi rivolto a un avvocato: la guida di Google Maps ricorda che «Tutte le recensioni sono pubbliche e chiunque può trovare ciò che aggiungi». Dillo nel messaggio.

Messaggio a pratica conclusa

Gentile cliente, la pratica è chiusa e la ringraziamo della fiducia. Se desidera raccontare il rapporto con lo studio, può farlo da questo link. La recensione è pubblica e mostra il nome del suo profilo Google: scriva solo ciò che vuole far leggere a chiunque.

Prima di riportare una recensione su sito o social con il nome di chi l’ha scritta, rileggi l’art. 35, comma 8: per il CNF il divieto «sussiste anche qualora il nominativo del cliente dello Studio sia già di dominio pubblico» (sentenza n. 294 del 5 luglio 2024).

Come rispondere senza violare il segreto professionale

Nella risposta non confermare mai che chi scrive è o è stato tuo cliente, e non citare l’incarico, i fatti o l’esito. Il Codice chiede «il massimo riserbo sull’attività prestata» (art. 28) e aggiunge:

«L’obbligo del segreto va osservato anche quando il mandato sia stato adempiuto, comunque concluso, rinunciato o non accettato.»

Fonte: Codice deontologico forense, art. 28, comma 2 (Consiglio nazionale forense)

La violazione del segreto professionale è punita con la sospensione da uno a tre anni (comma 5). Per il CNF l’obbligo «prescinde dall’eventuale conoscenza dei fatti da parte dei soggetti ai quali gli stessi vengono riferiti» (sentenza n. 4 del 22 gennaio 2024): nel caso erano le controparti di un processo, e la prudenza suggerisce lo stesso criterio per ciò che il cliente ha già scritto nella recensione. Il dovere vale «salvo assenso del cliente» (sentenza n. 19 del 30 gennaio 2025), ma se una recensione valga come assenso le fonti lette non lo dicono.

Anche Google chiede di «non condividere mai le informazioni private del recensore» e ricorda che «non devi ringraziare pubblicamente tutti i recensori».

Fonte: Suggerimenti per ricevere più recensioni, Guida di Profilo dell’attività su Google.

Risposta a una recensione positiva

Grazie per il tempo dedicato a questo messaggio. Per riservatezza lo studio non commenta in pubblico i rapporti con chi lo contatta.

Risposta a una critica

Abbiamo letto il suo messaggio. Lo studio è tenuto al riserbo e qui non può parlare di fatti né di persone. Per un chiarimento può scrivere o telefonare alla segreteria.

Il dovere riguarda anche chi scrive per te, «dipendenti, praticanti, consulenti e collaboratori, anche occasionali» (comma 3): leggi e approva ogni risposta prima che esca. Voto e segnalazioni sono in recensioni Google: come funzionano.

Contenuti e passaparola: che cosa è ammesso

Chi cerca un avvocato ha una domanda precisa e spesso la scrive su Google così com’è: quanto dura una separazione consensuale, quali documenti servono per una successione. Una pagina del tuo sito che risponde in parole semplici può farti trovare da quella persona.

Nei testi tieni le stesse cautele: nessun nome di cliente, nessun caso riconoscibile, nessun confronto con i colleghi, nessun esito promesso. Le informazioni devono fare «riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale» (art. 17, comma 3) e per il CNF restano «di tipo semplicemente conoscitivo» (sentenza n. 50 del 20 febbraio 2026).

Il passaparola di clienti e colleghi

Un cliente o un collega può fare il tuo nome: il Codice vieta di pagarlo. L’art. 37 esclude le «provvigioni o altri compensi quale corrispettivo per la presentazione di un cliente» e la «promessa di vantaggi per ottenere difese o incarichi». Uno sconto promesso a chi ti presenta un amico va letto accanto a queste parole.

Fai sapere ai colleghi di quali materie ti occupi. Chi riceve il tuo nome poi ti cerca su Google, e lì deve trovare una scheda in ordine. Altri spunti sono in marketing del passaparola e in come trovare clienti da libero professionista.

Pubblicità a pagamento e portali: che cosa dicono le fonti

Né l’art. 10 della legge né il Codice nominano gli annunci a pagamento: parlano di informazioni diffuse «con qualunque mezzo» e ne regolano il contenuto. Un annuncio su Google o sui social segue le regole di ogni altro tuo testo, e così la pagina su cui arriva chi clicca. I costi sono in quanto costa la pubblicità su Google.

Nel 2025 il CNF ha scritto che l’illecito resta tale anche quando l’informazione passa «attraverso lo schermo formale di un terzo»: nel caso, un inserto pubblicitario su un quotidiano presentato come articolo (sentenza n. 259 del 15 settembre 2025). Leggi e approva ogni annuncio, anche quando lo scrive un’agenzia.

Per i portali che mettono in contatto avvocati e clienti la fonte è l’art. 37. Nel 2024 il CNF ha confermato la sospensione di un avvocato che acquisiva clientela tramite agenzie o procacciatori, «specie se in cambio di una percentuale sui compensi o di altri vantaggi» (sentenza n. 23 del 23 febbraio 2024). Quali formule di pagamento siano ammesse, le fonti lette non lo dicono: prima di firmare chiedi al tuo Consiglio dell’Ordine.

Come trovare clienti come avvocato: da dove partire

Parti da ciò che è già pubblico, in quest’ordine.

  1. 1
    Rileggi sito, scheda e social con la tabella accantoTogli confronti, superlativi, nomi di clienti, offerte. Aggiungi titolo, studio e Ordine.
  2. 2
    Completa la scheda GoogleDal nome alla descrizione.
  3. 3
    Scrivi la regola dello studio su recensioni e risposteQuando si chiede, con quale messaggio, chi approva.
  4. 4
    Guarda come ti presenti accanto agli studi viciniVoto, recensioni, date, risposte.

Fonti

Le informazioni su regole e funzioni vengono dalle pagine ufficiali elencate qui sotto, lette il 10 ottobre 2026. Google e gli altri servizi cambiano spesso nomi e percorsi dei menu: se una voce non corrisponde, fa fede la pagina ufficiale.

Prima di decidere

Domande frequenti

L’avvocato può procacciare clienti?

Può farsi conoscere con informazioni veritiere e corrette. Non può acquisire clienti «a mezzo di agenzie o procacciatori» né dare «provvigioni o altri compensi» a chi glieli presenta: lo vieta l’art. 37 del Codice deontologico forense, che prevede la censura.

Come può un avvocato trovare clienti online?

Con una scheda Google completa e con un sito che dice di quali materie si occupa e risponde alle domande di chi cerca. La legge 247/2012 ammette le informazioni diffuse «con qualunque mezzo, anche informatico», purché veritiere, corrette e mai comparative.

Quali sono le migliori piattaforme per trovare clienti per avvocati?

Non facciamo classifiche di piattaforme. Prima di iscriverti a un servizio che ti manda contatti leggi l’art. 37 del Codice: vieta di acquisire clienti tramite agenzie o procacciatori e di dare compensi a chi li presenta.

Un avvocato può offrire la prima consulenza gratuita?

Per la legge 247/2012 «L’incarico può essere svolto a titolo gratuito» (art. 13). Pubblicizzarlo è un’altra questione: il CNF ha ritenuto illecita l’informazione «fondata sull’offerta di prestazioni professionali gratuite ovvero a prezzi simbolici» (sentenza n. 50 del 20 febbraio 2026). Prima di scriverlo sul sito chiedi al tuo Ordine.

Il test gratuito

Che cos’è il Test della Preferenza Locale e cosa ci guadagni

Chi ha ricevuto il tuo nome da un collega o da un cliente spesso lo controlla su Google prima di telefonare, accanto a due o tre altri studi. Il Test ti mostra come si presenta il tuo in quel confronto.

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  1. Ti trovano?

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  2. Si fidano?

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